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Arbitrato societario – Nomina e Ricusazione arbitri

Arbitrato – Nomina e Ricusazione degli arbitri (riforma Cartabia) Il secondo abstract sulla Riforma Cartabia (qui il primo) prosegue sul tema dell’arbitrato. La nuova formulazione dell’art. 810 c.p.c. stabilisce che la nomina degli arbitri debba avvenire nel rispetto di criteri che assicurano trasparenza, rotazione ed efficienza e, a tal fine, della nomina viene data notizia sul sito dell’ufficio giudiziario. Le garanzie d’indipendenza e imparzialità vengono rafforzate sia con la modifica dell’art. 813 c.p.c. che disciplina l’accettazione degli arbitri sia con la modifica dell’art. 815 c.p.c che disciplina la ricusazione degli stessi. Procediamo con ordine. L’accettazione dell’arbitro ex art. 813 c.p.c. (oltre al requisito – già previsto – della forma scritta) deve essere accompagnata da una dichiarazione nella quale l’arbitro deve indicare la sussistenza o l’insussistenza di circostanze rilevanti che possano legittimare la sua ricusazione, ai sensi dell’art. 815 c.p.c. Tale dichiarazione deve essere rinnovata il presenza di circostanze sopravvenute. L’omessa (tout court, ndr) dichiarazione legittima la parte a chiedere la decadenza dell’arbitro, entro 10 giorni dalla sua accettazione, secondo le forme di cui all’art. 813-bis c.p.c. (ricorso al Presidente del Tribunale competente ed ordinanza non impugnabile, ndr). Probabilmente sovrabbondate è la previsione dell’omessa indicazioni di circostanze rilevanti che possano legittimare la sua ricusazione. Basterebbe a rigore, infatti, la dichiarazione d’insussistenza di motivi di ricusazione (il più contiene il meno); inoltre, ove l’arbitro abbia omesso di dichiarare circostanze rilevanti ai fini della sua ricusazione, la sanzione è sempre la decadenza. L’art.815 c.p.c., tuttavia, già prevede la ricusazione per la sopravvenuta conoscenza di una delle relative cause (tra cui – come vedremo – quella introdotta al n.6-bis). Residuerebbe solo l’ipotesi (veramente rara) in cui l’arbitro dichiara circostanze rilevanti per la sua ricusazione e la parte accetta tale nomina. Infine, l’art. 815 c.p.c. introduce una nuova causa di ricusazione e cioè la sussistenza di «… altre gravi ragioni di convenienza, tali da incidere sull’indipendenza o sull’imparzialità dell’arbitro».Si tratta, invero, di una reintroduzione in quanto, ante riforma del 2006, l’art. 815 c.p.c. prevedeva già una esplicito rinvio all’art. 51 c.p.c. (le c.d. gravi ragioni di convenienza del Giudice). Posto che l’elenco contenuto all’art. 815 c.p.c. è tassativo, la reintroduzione di una causa di ricusazione a fattispecie aperta è lodevole ma rischia di ottenere un effetto boomerang sui principi di semplificazione e celerità cui è ispirata la riforma. Gli articoli in questione, ai sensi dell’art. 35, comma 1 (come modificato dalla legge di bilancio, 29 dicembre 2022, n.197, art.1 comma 380), si applicano ai procedimenti instaurati dopo 28 febbraio 2023. © Avv. Luca Campana | Benacus Firm

Arbitrato societario

ARBITRATO SOCIETARIO (Riforma Cartabia) Questo è il primo (di una serie) abstract sulla c.d. Riforma Cartabia (D.Lgs. 10 ottobre 2022, n.149, in attuazione della legge delega 26 novembre 2021, n.206, pubblicato in G.U. n.243 del 17 ottobre 2022, S.O. n.38). L’articolo 3, comma 55 del D.Lgs n.149/2022 inserisce – al Libro IV, Titolo VIII del codice di procedura civile – un nuovo capo: il capo «VI-bis» rubricato «Dell’arbitrato societario». Con tale introduzione, si è proceduto (in attuazione della legge delega) al riordino organico e alla semplificazione della normativa con l’inserimento, nel codice di procedura civile, delle norme contenute nel D.Lgs. n.5/2003. L’articolo 37, comma 1, lett, c), della Riforma ha abrogato, infatti, gli articoli 34, 35, 36 e 37 del D.Lgs. n.5/2003 che ora sono divenuti rispettivamente gli artt. 838-bis, 838-ter, 838-quater e 838-quinquies c.p.c. Gli articoli, nel loro contenuto, sono rimasti pressoché invariati, con l’eccezione dell’art. 838-ter c.p.c. (nella parte in enfasi). Art. 838-ter (Disciplina inderogabile del procedimento arbitrale) Nel procedimento arbitrale promosso a seguito della clausola compromissoria di cui all’articolo 838-bis, l’intervento di terzi a norma dell’articolo 105 nonché l’intervento di altri soci a norma degli articoli 106 e 107 è ammesso fino alla prima udienza di trattazione. Si applica l’articolo 820, quarto comma. Le statuizioni del lodo sono vincolanti per la società. Salvo quanto previsto dall’articolo 818, in caso di devoluzione in arbitrato di controversie aventi ad oggetto la validità di delibere assembleari, agli arbitri compete il potere di disporre, con ordinanza reclamabile ai sensi dell’articolo 818-bis, la sospensione dell’efficacia della delibera. I dispositivi dell’ordinanza di sospensione e del lodo che decide sull’impugnazione devono essere iscritti, a cura degli amministratori, nel registro delle imprese. Il vecchio art.35 del D.Lgs 5/2003 prevedeva, come è noto, la non reclamabilità delle ordinanze di sospensione dell’efficacia della delibera. Ora il nuovo art.838-ter c.p.c. prevede, al contrario, l’espressa reclamabilità che, come vedremo nei prossimi abstract, è disciplinata ai sensi dell’art. 818-bis c.p.c. secondo lo strumento di cui all’art.669-terdecies c.p.c. La novella era doverosa, atteso che la concessione (o meno) della cautela sospensiva è essenziale in un giudizio che verte sulla validità della delibera assembleare. Il vaglio della Corte d’Appello è necessario per dare corretta attuazione al diritto societario sostanziale e all’ordine pubblico. Gli articoli in questione, ai sensi dell’art. 35 comma 1 (come modificato dalla legge di bilancio, 29 dicembre 2022, n.197, art.1 comma 380), si applicano ai procedimenti instaurati dopo 28 febbraio 2023. © Avv. Luca Campana | Benacus Firm

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